Il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale apprende con profondo dolore la notizia della scomparsa di Alberto Marradi, maestro della metodologia delle scienze sociali e figura di riferimento della sociologia italiana e internazionale.
La sua formazione intellettuale, ampia ed eclettica, ha attraversato diversi confini disciplinari: filosofia della scienza e del linguaggio, logica, scienza politica, psicologia. Da questi territori Marradi ha portato alla sociologia strumenti concettuali che hanno rinnovato il modo di pensare la ricerca, restituendo alla riflessione sul metodo la dignità di impresa teorica e non di mero repertorio di tecniche.
La sua concezione della metodologia era critica, curiosa, aperta alle innovazioni e insieme diffidente verso le mode. Non offriva ricette: poneva domande, proponeva e affinava categorie teorico-concettuali, costruiva strumenti di riflessione e di lavoro che hanno conservato — e conservano — il loro valore attraverso stagioni molto diverse dell'evoluzione della disciplina. Al centro di questa visione stava un'attenzione rigorosa alla costruzione del materiale empirico, prima ancora che alla sua analisi: nella convinzione, ripetuta con lucida ostinazione, che nessuna procedura analitica, per quanto sofisticata, possa riscattare informazioni raccolte male.
Alla produzione scientifica, tradotta e discussa ben oltre i confini nazionali, Marradi ha affiancato un'instancabile opera istituzionale: la co-fondazione di un Dottorato consorziato in Metodologia, la cui eredità è oggi raccolta dal Dottorato in “Comunicazione, ricerca sociale e marketing” di questo Dipartimento; il lungo impegno nell'Associazione Italiana di Sociologia; la creazione dell'associazione Paideia e delle scuole di metodologia che hanno formato, e continuano a formare, generazioni di ricercatrici e ricercatori.
Chi lo ha conosciuto ricorda il suo spirito genuinamente collegiale, aperto: la sua capacità di intrecciare e consolidare relazioni accademiche e di amicizia con colleghe e colleghi provenienti da matrici culturali e scientifiche anche lontane dalla sua, nella convinzione che la comunità scientifica si costruisca con il dialogo e il riconoscimento reciproco.
Ma forse il tratto più profondo della sua figura è stata la passione per l'insegnamento; le sue allieve e i suoi allievi, ai quali dedicava tempo, energie e cura mai residuali, seguendone i percorsi con generosità rara, oggi vivono un senso di spaesamento, ma anche di indelebile gratitudine.

